Puntualizzazione sulle vicende di Punta Canna

L’ANPI di Padova esprime il suo vivo sconcerto per la richiesta di archiviazione nei confronti del titolare della spiaggia di Punta Canna della vicina Chioggia, frequentata da tanti padovani, relativamente all’esposizione di immagini e manifesti che richiamavano apertamente il fascismo e lanciavano proclami razzisti.

Ci si rende conto che un’interpretazione letterale sia della Legge Scelba che di quella Mancino possono portare la magistratura a pronunce di questo genere (si veda l’analogo atteggiamento della Procura di Milano nei confronti della manifestazione “nostalgica” al Campo X del Cimitero Maggiore il 29 aprile scorso), ma, proprio in questo momento in cui i movimenti neofascisti e neonazisti aumentano ed esercitano una forza di attrazione sia sui giovani che sulle categorie disagiate, in cui partiti di estrema destra vedono successi elettorali in molti paesi, in cui aumenta l’intolleranza nei confronti dei diversi, ci sembra che tutto ciò contribuisca a sdoganare atteggiamenti che invece la Costituzione nata dalla Resistenza condanna. Non c’entra assolutamente la tutela della libertà di opinione; qui si alimenta il sostegno a un’ideologia che è stata nefasta per il nostro paese, basata sulla negazione della democrazia e dell’uguaglianza delle persone, sulla limitazione dei diritti, sull’oppressione dei diversi. Si contribuisce a far pensare che l’antifascismo non abbia più ragione di essere, che sia possibile derubricare a folklore e goliardate manifestazioni odiose di intolleranza.

Questo ci preoccupa enormemente; perciò inviamo un monito a tutti di vigilare perché questi atteggiamenti e sentimenti non inquinino il senso della cittadinanza democratica.

Floriana Rizzetto, presidente ANPI Padova


 

Di seguito il testo del comunicato del Presidente dell’ANPI Provinciale e Coordinatore regionale del Veneto Diego Collovini

“Si apprende oggi da alcuni giornali che la Procura di Venezia ha chiesto l’archiviazione per il gestore di Playa Punta Canna a Chioggia del reato di apologia del fascismo.

La motivazione: si è trattato di “articolazione del pensiero”, come un’articolazione del pensiero è pensare che le due leggi Scelba e Mancino siano incostituzionali, in difformità cioè dell’articolo 21 della Costituzione, in cui si afferma la libertà di opinione.

Noi dell’ANPI pensiamo invece che un conto sia la libertà di pensiero e altra cosa invece i contenuti.

LEGGE 20 giugno 1952, n. 645 art. 4

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.”

Mi pare che le immagini raffiguranti il Duce fossero ben visibili, come per altro espliciti alcuni commenti o decaloghi che richiamavano comportamenti fascisti. I riferimenti al ventennio erano ben comprensibili anche nelle interviste registrate.

LEGGE 25 giugno 1993, n. 205

Art. 2. Disposizioni di prevenzione 1. Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 (relativa questa alla “ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966 e in cui si afferma che: “l’espressione «discriminazione razziale» sta ad indicare ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale o in ogni altro settore della vita pubblica.”) è punito con la pena della reclusione fino a tre anni

Invocare lo sterminio dei tossici è o no un atteggiamento razzista?

È Grave non considerare che l’invocazione allo sterminio dei tossici è stata espressa platealmente e pubblicamente, in uno spazio certamente in concessione, ma udibile anche dai lidi vicini e dalla strada, quindi non propriamente in un luogo privato. Come dire che i discorsi del Duce, benché amplificati (come avveniva a Playa Punta Canna) erano privati perché declamati dal balcone di una casa in concessione?

Credo che basti questo per sorridere della proposta di archiviazione e per non scendere nel solito metodo tutto italiano del vogliamoci bene.

L’Anpi non vuol certo polemizzare con la Procura, ma comprende a fondo il dolore di molte famiglie che hanno avuto la disgrazia di vedere un loro caro cadere nelle maglie della tossicodipendenza; come l’Anpi non crede che a loro debba essere procurato altro dolore attraverso forme di RAZZISMO come quelle espresse dal conduttore di Playa Punta Canna ma, ahimè, considerate, come si apprende dai giornali, delle semplici ARTICOLAZIONI DEL PENSIERO. Un’articolazione del pensiero però degna dell’Aktion T4 di nazista memoria”

Diego Collovini, Presidente ANPi provinciale di Venezia, 6 ottobre 2017

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