“Relazione sull’attività partigiana della squadra garibaldina di Candiana” (da CASREC, b.62)

Relazione

sull’attività partigiana svolta dalla squadra garibaldina di

Candiana

 

Costituzione: Poco dopo l’otto settembre ’43, si costituiva in Candiana un nucleo di pochi giovani di spirito patriottico che, con la parola e con i fatti, operava per affrettare il giorno della liberazione nazionale. Se non ché nessuno aveva conoscenza di chi avrebbe potuto fornirci di armi, di notizie, di ordini, e ci potesse inquadrare in un organico militare.

Soltanto ai primi di Maggio, Scarante Giuseppe e Marin Luigi prendevano contatto con i fratelli Gasparotto di Terrassa e Scapolo Gino, mentre, contemporaneamente, Celli Guglielmo prendeva accordi con Zanella Giacomo di Conselve e Contiero Bruno. Subito si chiedeva adesione alla Brigata Garibaldi “Franco Sabatucci”, e si era inquadrati nella IV Compagnia del V Battaglione. Gli aderenti sono in ordine di tempo: Celli Guglielmo (4-5-44), Scarante Giuseppe, Marin Luigi, Marin Antonio (15-5-44), Chioetto Bruno (15-7-44 proveniente dalle formazioni partigiane di S. Siro, morto in servizio la notte dal 27 al 28 Aprile 45), Virdis Vincenzo, Milani Alessandro, Pasqualin Aimone (15-8-44), Bado Giuseppe, Cantore Saverio (17-8-44).

Propaganda: La propaganda venne iniziata subito dopo l’otto settembre con foglietti volanti scritti a mano e messi qua e là per le osterie e nei pubblici esercizi. Si invitavano tutti i radio-ascoltatori ad ascoltare radio-Londra. L’undici Dicembre i fratelli Marin e Bado Giuseppe scrivevano sui muri frasi contro i filonazi-fascisti del paese e inneggianti alla vittoria delle armi alleate.

In seguito si poterono avere dei foglietti volanti dalla Signorina Boschi Pierina di Padova, che li passava a Scarante Giuseppe per la distribuzione. Si è sempre agito contro la propaganda nemica con le parole e staccando i manifesti murali. Anzi più volte i manifesti di chiamata alle armi venivano bruciati pubblicamente. E’ stato merito della nostra propaganda se il nostro paese ha dato la percentuale più bassa di tutta la provincia alla presentazione alle armi. Ciò è stato confermato dal Distretto militare.

Attività assistenziali: Si forniva un completo per un ex prigioniero australiano alla Signorina Boschi.

Tenevamo nascosto per altre due mesi, nell’estate del 44 il garibaldino Tasca Ugo da Bovolenta ricercato dai fratelli Allegro in casa di Scarante. Un altro garibaldino, Contiero Gino, veniva tenuto nascosto dal Celli Guglielmo. Si procurava la fuga dalle mani della questura e si provvedeva di vitto e alloggio al Chioetto Augusto fratello del garibaldino Bruno. Gli artefici di questa delicata impresa furono: Pasqualin Aimone, Chietto Bruno e Marin Antonio.

Armamento: Dovevamo venire riforniti di armi con un lancio aereo nell’Agosto 44. I messaggi speciali erano: I° Il Castello è costruito; II° La romantica avventura. – Il lancio doveva effettuarsi ad Arzercavalli e ogni sera ci si recava e si faceva servizio armato di blocco alle strade e di pattugliamento attorno alla zona. Senonché il lancio non veniva effettuato e, non avendo il Battaglione armi in esuberanza, ci dovemmo armare da soli. Ciò si ottenne disarmando qualche repubblicano isolato e qualche SS italiano. Verso la metà di Aprile del 45 Marin Luigi e Bado Giuseppe riuscivano e penetrare nel magazzino della G.N.R di Ravenna, di stanza a Candiana, e asportare un fucile, 6 bombe a mano tedesche e due Breda. Le armi che ci siamo con tali metodi procurate prima dell’insurrezione sono: Un mitra, due pistole a tamburo, due fucili 91, tre moschetti 91, un fucile tedesco, quattro fucili 38, 8 bombe a mano Breda e 6 bombe a mano tedesche a manico Inoltre erano a nostra disposizione diversi fucili da caccia di proprietà privata. Eravamo però molto scarsi di munizioni; avevamo circa 120 colpi. Con l’insurrezione e il successivo rastrellamento della zona, ci impadronimmo di altre armi e cioè: 1 mitragliatore tedesco con diversi nastri, 2 Mitra ridotti, una Machinie pistole, 7 fucili italiani, 12 fucili tedeschi, 2 revolver, due doppiette da caccia cal. 12, 23 bombe a mano di diverso tipo, numerose munizioni.

Dopo pochi giorni dall’insurrezione consegnavamo tutte queste armi al C.L.N., che formava un corpo di guardia adeguato alle esigenze del momento.

Materiale recuperato: Sono stati recuperati: una ventina di cavalli, rubati dai tedeschi nella ritirati, e consegnati, tramite il C.L.N. ai derubati; 10 biciclette, che hanno subito la stessa sorte, 7 biciclette di repubblicani sono state invece consegnate al C.L.N.

Sono stati recuperati diversi capi di vestiario per 160 pacchi dono, distribuiti ai poveri, tutto il mobilio della Brigata Nera (sedie, tavoli, armadi, uffici, stoviglie ecc.) 3 automobili ed una Camion. Nella perquisizione dei prigionieri della G.N.R. di Ravenna, veniva recuperate circa £ 170.000 (centosettantamila). Anche tutto ciò è stato consegnato al C.L.N.

Misfatti compiuti dai nazifascisti: Verso la metà di Settembre in seguito ad uno scontro avvenuto fra alcuni garibaldini di Conselve e di Candiana, con la Brigata Nera di Terni, veniva ucciso il garibaldino Contiero Bruno, mentre il garibaldino Pasqualini, ferito gravemente, veniva fatto prigioniero e consegnato alla S.S italo-tedesca.

Pure un brigante nero veniva ferito. Sottoposto alla tortura il Pasqualin faceva qualche nome, provocando un rastrellamento nella zona di Conselve, in seguito alla quale molti giovani venivano portati a Candiana e torturati. Inoltre il Pasqualin i cugini Pollonio Vittorio e Arturo e Leorin Giovanni da Ponte casale di Candiana, venivano fucilati presso il camposanto.

Partecipavano all’esecuzione diversi S.S. e briganti neri. Fra i primi possiamo menzionare il tenente Mueller (tedesco), il ten. Trucchi Italo, i soldati fratelli Pinos; fra i secondi: Nobili Dario, Garruglia Alvaro, Mariottini Mario (?) da Terni tutti.

All’inizio dei lavori di fortificazione nella zona dell’Adige il paese veniva minacciato di esser dato preda alle fiamme perché tutta la massa del popolo dietro nostra pressione si era astenuta per tre giorni dal presentarsi al lavoro. Una seconda volta, in seguito a nostri piccoli sabotaggi sulle linee telefoniche della S.S. il paese corse il rischio di essere incendiato.

Il 28 Agosto del 44, piloti di una fortezza volante americana colpita, si gettavano col paracadute. Venivano malmenati dalla S.S. assieme a giovani che si trovavano su quei paraggi e che avevano cercato di farli scappare. In ciò si distinguevano il famigerato Trucchi ed il maresciallo Marino di Milano coi giocatori di Calcio.

Nei primi tempi della repubblichina si è pure distinto per zelo l’ex Maresciallo dei Carabinieri di Agna, di cui non sappiamo il nome. Egli è responsabile di deportazione alle armi di diversi giovani, che egli accalappiava qua e là per le strade e per le case, i fratelli Marin, Servadio Angelo, Bado Giuseppe, Mantovan Sergio, Boscolo Rino ecc. sono stati i più presi di mira, per esserselo visto a fare perquisizioni in casa e per essere stati da lui presi e inviati a comandi militari.

Un altro a distinguersi per la sua attività di rapinatore è stato il Bertoli, vice comandante della Brigata Nera di Conselve, detto Sotto Seleghetta. Costui minacciava di far saltare la casa dei Marin perché sospetti di detenere armi, e sequestrava apparecchi radio da Pasqualini Aimone e dagli Ambronini sfollati da Padova. Inoltre egli requisiva macchine da scrivere e calcolatori.

Sparse il terrore, fra gli agricoltori specialmente, negli ultimi tempi il serg. magg. Corbelli della G.N.R. di Ravenna. Egli requisì notevoli quantitativi di combustibile liquido, necessario all’agricoltura e la radio del sig. Piovan Antonio.

In generale tutti i repubblichini si divertivano a sparare con grande facilità, per spaventare la gente. Per questa mancanza di prudenza essi ferirono una donna e uccisero un bambino, mettendo il terrore più che non lo facessero gli aeroplani.

Da elementi della G.N.R. di Ravenna furono bastonati quattro giovani perché “non possedevano la tessera del fascio”.

Poco prima della insurrezione, senza nessun motivo, essi bastonarono a sangue il garibaldino Scarante Giuseppe.

Anche i fratelli Marin, un mese prima della liberazione, venivano presi dalla Brigata Nera di Terni, sottoposti ad un interrogatorio, offesi e schiaffeggiati. Essi però se la cavano senza lasciar sospettare che in Candiana vi fosse una certa organizzazione.

L’insurrezione: Da una settimana si era privi di notizie. Non era possibile recarsi a Conselve perché si andava a rischio di essere rapinati del mezzo di locomozione. Però si sentiva di essere giunti prossimi al momento di attaccare. La Brigata Nera era scappata. Il 26 Aprile faceva i preparativi di partenza anche la G.N.R. di Ravenna. Ne approfittammo per disarmare qualche elemento ritardatario. Durante la notte levammo tutti i cartelli indicatori delle strade o li sostituimmo, mentre l’indimenticabile Chioetto Bruno si recava ad Agna a piedi attraverso i campi per avere notizie. Il mattino del 27 egli ritornava dicendo che il momento era imminente. Ci demmo allora da fare per riparare una radio a batteria onde potere captare l’ordine di attacco. Intanto avvertivamo la popolazione di tenersi pronta. Alla sera veniva per radio l’ordine di attacco. Ci recammo in qualche casa dove sapevamo esserci dei tedeschi isolati o uomini della X Mas. Però ormai erano partiti. Ci avvicinammo allora al paese dove, in una fattoria c’erano una quarantina di uomini della X Mas armati in tutto punto e comandati da due ufficiali. Speravamo che partissero durante la notte per poter eliminare il gruppo di retroguardia e impadronirci delle sue armi per proseguire la lotta con più efficacia. Senonché non si mossero. Intanto sopraveniva una una grossa colonna di tedeschi e cosacchi a cavallo. Il nostro compagno Chioetto Bruno si spingeva in avanti sulla sponda del fosse che costeggiava la strada. Noi eravamo appostati nei fossati dei campi fra i cespugli.

Purtroppo il destino era avverso e, mentre passava Pippo, i tedeschi si gettavano sul fosso dove era il nostro caro compagno e scorgendolo armato, lo freddavano sul posto togliendogli l’arma. Erano circa le 3 1/2 del 28.4.45.

Al mattino ci si apprestava ad altre operazioni che dovevano essere più felici. Innanzi tutto si procedeva al rastrellamento della G.N.R. di Ravenna che era tornata da Padova terrorizzata per l’insurrezione, perdendo quasi tutte le armi per strada. Contemporaneamente si faceva imbandierare il paese e si costituiva il C.L.N., mentre il popolo incominciava ad uscire di casa e a venire a chiedere armi, per collaborare al rastrellamento. Quelli della Mas erano ancora in paese ed era un pensiero perché erano più forti di noi. Allora Marin Antonio si presentava loro dicendo di arrendersi, per evitare un inutile spargimento di sangue essendo il paese circondato da altri mille partigiani armati fino ai denti. Gli ufficiali, impressionati, accettavano la resa, che doveva consistere nel cedere le armi per avere libero il passaggio d’andare verso Nord. La resa si doveva effettuare alle ore 11. Però non mantennero la parola e fuggirono attraverso i campi meno 5 che, inseguiti, si davano prigionieri.

Gli altri venivano inseguiti. A Pontecasale però veniva preso il comandante con altri due uomini. Venivano pure presi una ventina di tedeschi. Alle 13 circa arrivavano quattro pattugliatori della Gran Sasso. Allora anche i più timidi uscirono di casa; la liberazione era avvenuta.

Al pomeriggio si ebbe una sparatoria con due tedeschi che veniva presto soprafatti e fatti prigionieri.

Altra sparatoria cruenta si ebbe contro cinque SS di pionieri che volevano far saltare il ponte che porta a Pontelongo. La sparatoria durò diversi minuti, finché la nostra pattuglia, comandata dal garibaldino Vincenzo Virdis, cessava il fuoco per essere rimasta pressoché senza munizioni. Allora i tedeschi ripiegarono in fretta, sorreggendo un loro compagno che era stato ferito e perdeva sangue. Frattanto finiva il rastrellamento della G.R.; furono catturati 64 uomini fra i quali due capitani, un sottotenente e diversi sottufficiali. Veniva pure catturato l’appartenente alle brigate nere Rasi di Correzzola.

Alla sera stabilimmo un pattugliamento numeroso, per tema di qualche ritorno offensivo e mettemmo pure il coprifuoco. Il giorno seguente cioè il 29-4-45, verso mezzogiorno, incominciarono a passare i primi carri armati. La liberazione era sicura! Il nostro compito finito! Perciò consegnammo tutto al C.L.N. che istituì una squadra di ordine pubblico.

Ft. Il Comandante

Celli Guglielmo

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