Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 24

Pag. 2 SEGUITO DELL’INTERROGATORIO. Cittadella li 1 Giugno 1945. Entrai nell’ufficio Anders come effettivo ai primi di Dicembre 1944 con attività generica di polizia. Però io era già in contatto con questo ufficio fin dai primi di novembre, con attività informativa. Alla fine di Dicembre abbandonai il posto effettivo con l’Anders ed assunsi l’incarico di agente con la Sonderstad 6, incarico che tenni sempre fino alla fine. Come effettivo nell’Anders entrai dopo l’arresto del Zurlo. Io conoscevo già precedentemente fin dai primi di novembre certo Di Velo col quale ero in relazione e che faceva parte dell’Ufficio Anders: elemento senza scrupoli. Avevo verso il 2=3 di Novembre ceduto il mio cane Boxer che già prima avevo acquistato da Ferronato Luigi circa un mese prima a questo Di Velo. Sapevo che questo Di Velo frequentava l’ambiente di Cittadella e che per informazioni si rivolgeva in Municipio presso il Sig. Viale, il Sig. Todeschini, la Sig.na Cirolin. A proposito di Todeschini debbo affermare che quando sono uscito dal colloquio Trevisani=Di Velo nei riguardi delle denuncie sul Zurlo l’ho trovato in istrada e raccontatogli il fatto successomi pochi minuti prima mi faceva sapere che di ciò era già a conoscenza. IL giorno dell’arresto del Zurlo io mi trovavo a casa quando verso le tre ho vista passare davanti alla mia casa, la macchina dell’Ufficio Anders decappottabile mimetizzata dentro la quale ho potuto riconoscere il M.llo e l’interprete dell’Ufficio. Degli altri componenti non ho riconosciuto nessuno. Ad un cenno di; uno di questi interpretando il loro desiderio di volermi parlare a Cittadella inforcai la biciletta per poterli ritrovare nell’albergo Roma dove di solito si fermavano, e doveva avevano un riferimento qualsiasi con Todeschini, Viale, Cirolin. Non ho visto nessuno. Cerano circa le quindici e mezza: mi fermai a bere una birra e prolungandosi il ritardo sono uscito. Passando davanti alla cartoleria Dal Fante ho visto un vigile urbano che chiedeva con voce un po’ forte, dove si trovava il Zurlo perché era richiesto in Comune. Ho intuito allora che doveva trattarsi di una manovra dell’Ufficio Anders per arrestare lo Zurlo, data l’abitudine di questo Comando di servirsi degli organi locali per le sue azioni. Allora me ne andai sempre in bicicletta dalla famiglia Miotti Agostino dove mi fermai circa tre quarti d’ora. Di la mi portai al caffè Borsa a prendere una bibita e me ne andai a casa. Saranno state circa le ore sei (diciotto). A casa trovai il cane che avevo venduto al Di Velo e immaginando che doveva trovarsi a Cittadella per l’affare Zurlo inforcai nuovamente la bicicletta e andai al Hortskommandantur dove il M.llo mi dette notizie attraverso l’interprete dell’arresto già avvenuto. Ritornai allora a casa dove arrivai circa dopo le venti. Alle venti e mezza, passò Di Velo con la macchina che si fermò davanti alla mia casa e mi chiese il cane che io gli portai: mi informò nello stesso tempo dell’avvenuto arresto dello Zurlo, minacciandomi e rimproverandomi di non essere stato io personalmente di avere dato queste indicazioni. Durante tutto il periodo di tempo che trascorre tra il primo incontro con la decappottabile e la restituzione del cane a Di Velo, non ho mai avuto occasione di vedere nessuno dei componenti l’Ufficio Anders e neppure Di Velo o Segato o qualcuno della loro compagnia. Letto confermato e sottoscritto. Mazzon Bruno

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