Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 50

Copia CONFORME Allegato n° 1 alla dichiarazione rilasciata dalla BRIGATA MARTIRI DEL GRAPPA – Battagalione “DIONELLO ORAZIO”. Ecco come venni a conoscenza di un sott’ufficiale tedesco e che conosciutene le sue idee, lo ebbi ad indirizzare in forza presso Gruppi Partigiani. Un maresciallo di nome Enzo (tedesco (sopra è scritto in lapis f. 195, ndr.)), del di cui cognome non mi ricordo, il quale comandava un auto trappello sito in una casa di agricoltori nei pressi dell’abitazione in cui io ero sfollato in S. Giorgio in Bosco nei mesi di Luglio e Agosto 1944 venne qualche volta unitamente a qualche altro soldato tedesco nella casa ove io ero sfollato presso i miei fittavoli, in cerca di vino, uova, polli. In tali circostanze ebbi occasione di conoscerlo e notai che ogni qualvolta mi vedeva tendeva di parlarmi personalmente. E con motti e qualche parola italiana mi faceva capire quanto odiava a morte Hitler e Mussolini. Notai che prima di esprimersi delle sue idee si guardava bene che i militari che lo seguivano non lo sentissero. So che era di hannover, aveva perso la famiglia e la casa, diceva di essere un funzionario del municipio di quella città. Verso la fine di Agosto se ne partì per il fronte italiano. Per un periodo di tempo più nulla venni a sapere. Nella prima quindicina di Marzo 1945 un certo Casarin, esponente del Comitato di Liberazione Nazionale di San Giorgio in Bosco avvisò mia moglie che il precitato maresciallo era fuggito dal fronte ove si trovava prigioniero cogli stessi tedeschi per essersi pronunciato male nei riguardi di Hitler, e che aveva manifestato il desiderio di vedermi fissandomi un appuntamento notturno a tal uopo in casa mia. Difatti alla notte del giorno successivo verso le ore ventiquattro esso giunse. Era vestito in borghese (da contadino) e subito cominciò a raccontarmi cosa gli era accaduto e che voleva arruolarsi con i Partigiani. Mi raccontò che era stato degradato e condannato al carcere per le sue espressioni ostili nei riguardi della guerra in presenza dei colleghi, e che una sera eludendo la vigilanza delle sentinelle ubriache se ne scappò, mi raccontò inoltre quali peripezie ebbe ad incontrare nel viaggio. Mi convinsi che ciò che andava dicendomi era verità, cioè mettendo anche in relazione le sue manifestazioni precedenti. Ad esso indicai quali strade presumibilmente fossero più sicure e per tanto lo indirizzai verso la zona del Grappa, lo finanziai e gli diedi pure del vitto ed alcuni indumenti personali. Va da se ch’io non potevo indirizzarlo decisamente a Gruppi Partigiani, ch’io no conoscevo il luogo, ovvero la località dove normalmente operavano i capi, perché la responsabilità mi sembrava troppo forte, per quanto io fossi convinto della veridicità espostami dal suddetto. Fatto è che dopo alcuni giorni venni a sapere da un Patriota di Rossano che per l’appunto mi veniva a chiedere una informazione, che il maresciallo in oggetto era da essi stato arruolato. Dopo una settimana dalla liberazione dal giogo nazifascista, con mia grande gioia mi vidi giungere a casa mia il sumenzionato maresciallo tedesco in motocicletta accompagnato dal Patriota Sig. Rino di Rosà per salutarmi. Appresi con mia soddisfazione che operò con fede, e che non mi ero sbagliato dell’interpretazione data ai desideri espressimi dal maresciallo. Letto e confermato Il Comandante di Battaglione (Cocca Andrea “Bill”) Firmato Alfredo Trevisani”

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