Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 64

“Non ricordo precisamente se fosse stato nell’ottobre o novembre dello scorso anno. Sta di fatto che una notte verso le ore una e mezzo circa, sentii correre, saltare, salire scale attigue in legno, sbattere i piedi, sghignazzare, ridere, inoltre strimpellare una chitarra, sotto li portico di fronte alla mia camera da letto a pianterreno ove ero sfollato in S. Giorgio in Bosco; prestai maggior attenzione e sentii che l’accento era tedesco, osservai attraverso una fessura ch’erano quattro tedeschi ubriachi fradici, i quali tentavano di forzare l’ingresso della stanza continuando a chiamazzare. Fattomi risoluto unitamente alla mia sposa decidemmo di por fine a tale situazione la quale minacciava di farsi seria, uscimmo dalla camera, ed un po’ con le buon ed un po’ con le cattive convincemmo detta gente ad andarsene. A distanza di due o tre giorni circa di sera un maresciallo tedesco di nome Enzo che faceva parte della combriccola dei quattro della precedente notte venne in cerca di vino e con detto pretesto venne da me, ed un pi’ basticando qualche parola italiana un po’ a motti mi fece capire nelle sue manifestazioni che aveva delle avversità fortissime verso i cessati regimi. Sentii, ma non mi fidai di esprimermi temendo qualche trappola, perché già avevo assaporato una perquisizione, e poi perché la persona non la conoscevo a fondo. Un giorno il maresciallo mi mandò a salutare facendomi comunicare che ero partito per il fronte. A distanza di circa quattro mesi venni avvisato da un certo Sig. Casarin esponente del Comitato di Liberazione di S. Giorgio in Bosco, che il maresciallo dianzi citato era fuggito dal fronte e che vestiva l’abito borghese, e che sarebbe venuto a salutarmi. Difatti non la sera preannunciata, ma la successiva verso le ore unidici e mezzo circa venne a visitarmi. Mi narrò tutte le sue disavveture, come era fuggito dal carcere, ove era stato tradotto per essersi espresso male in presenza di altri graduati ni riguardi dei cessati regimi, mi chiedeva aiuto, ed indicazione per arruolarsi con qualche Comando dei Partigiani. Convinto dela sua sincerità, lo finanziai, diedi indumenti personali, ed altri oggetti utili per la marcia e lo indirizzai indicandolo strade che potevano dare una certa sciruezza di marcia al Gruppo Partigiani di cui conoscevo il capo perché anche mio parente di Rossano Veneto. Dio fece ch’esso giunse a destino, e dopo informazione assunta da codesto Gruppo Partigiani dal sottoscritto, venne arruolato. Seppi di avere dato un bravo elemento e che a fianco del suddetto gruppo Partigiani si distinse combattendo accanitamente contro i tedeschi.”

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