Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 87

All’Ufficio di Polizia Giudiziaria presso la Corte Straordinaria d’Assise di Padova. L’anno 1945, addì 11 del mese di agosto in ufficio del (…) CC.RR: di Ponte di Brenta ad ore 12 Avanti a Noi il VBrig. CC.RR: Marcantoni Paride, ufficiale di P.G. è presente Barmini Maria Rosa di Carlo e di Agostini Pencheria nata il 21/12/1929 a Ponte di Brenta ivi residente via S. Marco 203, casalinga, la quale A.D.R. Conosco la Smaniotto Milena parrucchiera presso il negozio Macichi in quanto veniva a consumare i pasti quasi giornalmente in trattoria da me. Veniva di frequente in compagnia di Velo (dettto Barba di Ferro) e quando veniva con questi pagava lui, delle volte venivano e poi se ne andavano in macchina assieme. Nel mese di giugno 1944 si trovano in una stanzetta della trattoria: lo Schivardi, uno studente della Sanità e la Smaniotto. Lo Schiardi parlando con la Smaniotto le diceva che essa frequentando elementi repubblicani poteva andare incontro a guai dicendo pressappoco queste parole: Ti faremo una lapide come la faremo con loro. La Smaniotto ribatteva le allusioni dello Schivardi dicendo che avrebbe all’indomani fatto sapere la discussione all’amante Velo e ciò fece in quanto il giorno dopo vennero in trattoria con fare minaccioso: il Velo, Chiarelli e un altro che non conosceva, vi era anche la Smaniotto. Accompagnarono con fare minaccioso, lo studente in una stanza e lo interrogarono e poi si misero a mangiare e lì trattennero lo studente finché (…) e fattogli sapere che non doveva più parlare di politica e ottundere (?) che se pubblica lo sciavano andare. La Smaniotto disse al Velo, mentre interrogavano lo studente, che si era rinchiuso (?) nell’incidente anche lo Schivardi. Mentre mi trovavo al banco notai che lo Schivardi si dirigeva alla mia trattoria, accortami in tempo, sapendo che il Velo lo aspettava, prima coi gesti e poi avvicinandomi, lo invitai ad allontanarsi e così fu. Il Velo e compagni si sono accordi che lo Schivardi aveva tagliato la corda, il Chiovelli disse presto (?) che lo raggiungeranno con la macchina, ma non so il perché, rimasero in trattoria e mangiarono. Delche (?) fuga dello Schivardi incolparono mio padre, ma mio padre disse che nulla sapeva. Si rivolsero a me dicendo che a far scappare lo Schivardi era stato mio padre e mi domandarono anche che cosa gli avevo detto. Trovai una scusa, ma mi fecero capire che sapevano che io avevo mentito e sgridandomi il Velo mise la mano sulla fondina della pistola senza peraltro sfoderarla. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, confermato e sottoscritto. Bernini Maria Josè

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