Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 88

All’Ufficio di Polizia Giudiziaria presso la Corte Straordinaria d’Assise Padova L’anno 1945 addì 13 del mese di agosto alla Casa di Pena ore 10.30 Avanti a noi VBrig. CCRR Marcantoni Paride, Ufficiale di Polizia Giudiziaria è presente di Velo Ascanio di Domenico e di Pagello Euriemma nato a Vicenza il 18-2-1906 e residente a Padova via F. Corridoni 49/A VBrig Milite Strada effettivo il quale A D.R. Ho conosciuto la Smaniotto Milena in Ponte di Brenta presso la trattoria “Berini” con la Smaniotto Milena ho mangiato alla trattoria “Zona” ma in questa non ho mai dormito unitamente alla Smaniotto, ma solo. Ero nella milizia della strada e comandato a portar uomini presso il Comando (…) di Padova su richiesta. Dal novembre 1943 al 10 gennaio 1944 aggregato alla Feldgendarmeria 3° Compagnia e dal 15 gennaio 1944 al 15 febbraio 1945 sono stato comandato in servizio (…) al K.F.J Cafarrung. Italien Sonderstal 6. Ufficio che comperava automezzi per conto della Wermacht). Quando conobbi la Smaniotto appartenevo al suddetto comando. Vestivo una divisa cachi e in borghese – renche (?) nel baretto della m. della Strada. La Smaniotto abitava in una camera ammobiliata in via G. Bruno perché in lite con la famiglia. Un giorno nella trattoria “Bernini” trovai la Smaniotto, la quale mi raccontò che il giorno prima era stata minacciata da un certo tabacchino del paese sunitoennte (?) di sanità con le seguenti parole: se tu vai coi repubblicani, quando verranno gli altri scriveremo il tuo nome nell’elenco dei caduti. Vi era il soldato di sanità assieme alla Smaniotto, il soldato si presentò a me per parlare di quel fatto avvenuto il giorno prima, lo misi poi camera separata e diffidai a non permettersi di far minacce. Non ricordo se vi era presente la Smaniotto. Quando entrai nell’esercizio domandati se vi era il tabacchino per avere una spiegazione. Ammetto di aver fatto osservazione al padrone del locale per aver fatto allontanare il tabacchino quando sapeva che io dovevo parlargli. Venne in trattoria una cognata del tabacchino, moglie di un fascista, la quale già mi conosceva, per informarmi che cosa era avvenuto e le mie intenzioni. Andammo, io, la cognata e dietro venivano Chiovelli (due della b.n.) la Smaniotto. IO e la cognata, su invito di quest’ultima, per averci detto che avevamo bisogno di parlare col tabacchino, entrammo in casa troviamo lo Schivaldi solo e ci dissi: “Cosa avete per la testa per minacciare di morte una ragazza per il solo fatto che era stata vista con me. Lui ha cercato di scusarsi e risposi che il fatto non si doveva ripetere. Non ho estratto la pistola e non lo minacciai. La Smaniotto in seguito abbandonò il negozio “Marchi” di Ponte di Brenta per motivi di salute (era quanto mi ha dichiarato) e la vedevo a Padova ogni tanto. Sapevo che la sua condotta non era troppo morale, ma a quanto mi consta non ha preso parte ai ufficiali di polizia fascista né tedesca. Frequentava una signorina che in precedenza in Roma era della SS italiana (a quanto si sentiva dire) e qui prostituta. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto confermato e sottoscritto. Di Velo Ascanio

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