Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 102

TRATTERO DI ROSA’ (Vicenza) 1/7=1945 Alla R. QUESTURA di PADOVA AL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE PADOVA

I sottoscritti Signora TERESA BORTIGNONI INGLESE e BORDIGNON DOMENICO di Sante, entrambi residente a Rosà (Vicenza) fraz. Travettore, presentano formale denuncia contro le persone di cui in appresso per i seguenti fatti: Ai primissimi giorni di ottobre del 1944, sull’imbrunire si presentarono a Rosà, fraz. Travettore località Baggi, nella villa del defunto Bar. Ing. Gio Batta Sturm, ora abitata dall’erede denunciante signora Teresa Bortignoni Inglese, tre persone in auto e con un autocarro, due delle quali si qualificarono, uno per il Dott. SEGATA della Questura di Padova con uffici a Borgoricco, l’altro per il Co. Di VELO, alto commissario per il Veneto della Wermach, addetto alle requisizioni; i quali forniti non si sa da chi ed in qual modo di una pianta dei locali delle adiacenze adibiti a cantina e legnaia, richiesero con modi violenti e prepotenti, l’immediata consegna delle seguenti due autovetture delle quali era esattamente indicato il nascondiglio in legnaia con mascheramento in una catasta di legno da ardere: I° Autovettura Fiat 1500 fabbricata nel 1938 targa VI 8636 a 4 posti con carrozzeria fuori serie chiusa motore N° 021650 intestata al defunto Bar. Ing. Gio Batta Sturm de Hirshfeld e di proprietà della sua erede, sigra Bortigioni Teresa Inglese, denunciante. 2° Autovettura Fiat Topolino targa VI 8532 a 2 posti, carrozzeria chiusa, pure intestata al defunto Bar. Sturm, e di proprietà dell’erede denunciante sigra Teresa Brotignon Inglese. Minacciando rappresaglie e morte con i fucili mitragliatori di cui erano forniti, costrinsero ad abbattere la catasta di legna, dove rinvennero infatti per le precise indicazioni spionistiche avute, le due autovetture di cui sopra che colà erano state nascoste per sottrarle alle requisizioni e ruberie tedesche; ma essendo tali macchine senza ruote e relative gomme, l’ira e le minacce aumentarono d’intensità allo scopo di farsi consegnare pure queste. Non valse il dire che le ruote non esistevano, che le gomme erano state versate al R.A.C.I per disposizione perentoria; esse occorrevano ad ogni costo, ed intensificate le minacce, costrinsero il denunciante Bordignon Domenico di Sante, agente della fattoria, a salire sulla loro macchina, dopo di che questa si allontanò dalla villa e puntategli due rivoltelle una alla tempia e l’altra al fianco lo percossero, lo ingiuriarono e minacciandolo di impiccagione lo condussero in località S. Pietro, ove esisteva un gruppo partigiano e dove fu costretto sotto la minaccia di essere impiccato entro mezz’ora, come era avvenuto a Padova dove in un giorno ne erano stati impiccati due, a dire dove si trovavano le gomme e le ruote mancanti. Ritornati alla villa senza desistere dalle minacce ed ingiurie, e soggiunto che il loro fucile mitragliatore puzzava da morto, aggiunsero che avevano con lui un conto da regolare unitamente ai suoi due figli; dopo di che avute le ruote e relative gomme nuove in numero di sei per ogni autovettura, nascoste in altra parte sempre nell’intento di sottrarle ai tedeschi e fascisti, caricarono le macchine sull’autocarro e partirono con un “arrivederci presto”, senza rilasciare nessun documento o ricevuta di scarico, di ritiro o requisizione delle macchine asportate, e si può affermare, rubate. La cosa non finì così. Circa una quindicina di giorni dopo il denunciante Bordignon Domenico, di buon mattino ebbe la sua casa circondata dai tedeschi residenti a Rosà nella villa dei Ci Dolfin (Gestapo) in numero circa una quarantina e dopo una minuta perquisizione senza nulla trovare, fu percosso a sangue con bombe a mano e pugni di ferro lascandolo malconcio e immobilizzato per circa un mese, con fratture al coccice. Bastonarono pure i suoi due figli con conseguenze fisiche ai denti e agli orecchi, ritenendo gli stessi, come in effetti erano, dei partigiani. Tale aggressione ritiene il denunciante Bordignon Domenico che sia in relazione al furto ed alla sottrazione delle macchine fatta alla Signora Teresa Bortignoni Inglese, e tale supposizione è basata sulla circostanza che i denuncianti convenivano spesso a Ca’ Dolfin, sede della Gestapo. I sottoscritti quindi, ognuno per quanto lo riguarda, fanno esplicita e formale denuncia per i fatti suesposti contro i suddetti messeri Dr. SEGATA e Co. DI VELO, che secondo la loro interpretazione avrebbero compiuta opera di collaborazione a favore del nemico ed a danno della Patria, compiendo nell’esecuzione della loro nefasta opera atti di aggressione a mano armata, rapina, furti, minacce ecc. La denunciante poi Sigra Teresa Bortignoni Inglese, nell’intento di alleviare il danno subito, prega di voler interrogare dette persone che, a quanto sarebbe a sua conoscenza sono in stato di arresto, onde poter avere elementi e dati per rintracciare le autovetture rubategli; ed in caso negativo o di impossibilità, prega ancora di essere aiutata per ottenerne la sostituzione con altre due di provenienza nemica. Teresa Brortignoni Inglese. Bordignon Domenico

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