Chiosa al testo dell’avv. Luigi Verzotto

Nel testo che segue il prof. Ceccato ripercorre le argomentazioni di Luigi Verzotto, aggiungendo nuove osservazioni , anche riferite alle recenti vicende giudiziarie.

>> Ceccato “si atteggia a «storico»”.

Negare la qualifica di “storico” al prof. Egidio Ceccato, al quale i colleghi dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Treviso (di cui è socio da 25 anni) hanno riconosciuto «lunghe e accurate ricerche su fonti di vario tipo», «interpretazioni originali, coraggiose, per molti aspetti scomode» attinenti «a snodi importantissimi della storia nazionale», evidenzia un malanimo inferiore solo alla meschinità.

>> Mattei  morto in un “incidente aereo”.

Continuare ad attribuire, nel 2021, la caduta dell’aereo di Mattei ad un guasto tecnico o ad un errore del pilota appare un escamotage di corto respiro al servizio di un sillogismo da quattro soldi (se l’evento fu accidentale, i sospetti formulati a carico di Graziano Verzotto non  hanno motivo di esistere). 

>> Ceccato non ha “per nulla esplorato” la “bibliografia molto ricca sulla morte di Mattei”.

Chi legge le sue due versioni (2017 e 2019) de Il delitto Mattei ricava l’impressione opposta. Ovviamente tutte le pubblicazioni sul caso Mattei anteriori al 2004 sono state rese obsolete dalla gran mole di informazioni poste all’attenzione degli studiosi dalla seconda inchiesta pavese sulla morte di Mattei (1994-2004) e dalla terza inchiesta palermitana sul delitto De Mauro (2006-2011), eventi strettamente collegati tra di loro. 

>> “Le accuse di Ceccato a Graziano Verzotto di complicità in efferati delitti di Stato si fondano essenzialmente su due vicende giudiziarie”.

L’affermazione può valere per L’infiltrato, pubblicazione uscita nel 2013, ma non certo per l’incriminata postfazione al libretto sul partigiano Vito Filipetto uscito nel 2016, se si considera che a quella data Ceccato aveva già acquisito e parzialmente elaborato i documenti poi utilizzati nei volumi Il delitto Mattei e  Delitti di mafia, depistaggi di Stato. Lo prova l’apprezzamento espresso dal giudice pavese Vicenzo Calia in data 16 novembre 2014, quando ha definito una prima bozza de Il delitto Mattei, sottopostaglida Ceccato, «un lavoro molto interessante e approfondito, sia nella ricostruzione dei fatti che nella formulazione delle ipotesi, alcune delle quali del tutto nuove ed evidentemente frutto della conoscenza e della elaborazione di quella intricata vicenda davvero uniche».

>> “La sentenza di primo grado venne totalmente sconfessata nei successivi gradi di giudizio”.

Falso: la sentenza di assoluzione dell’imputato Totò Riina venne confermata sia in Appello, che in Cassazione.

>> Graziano Verzotto “non era lui l’imputato” nel processo De Mauro.

Vero. L’imputato era effettivamente Totò Riina, ma il fatto che, dopo anni di indagini, i sospetti dei giudici di Palermo si siano concentrati su Graziano Verzotto costituisce un dato altamente significativo. 

>> “La responsabilità di Graziano Verzotto [… ] non fu ritenuta in alcun punto certa o altamente probabile dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo“.

Falso. Scrivendo dapprima che risulta «particolarmente difficile se non impossibile distinguere con certezza come i fatti sono realmente accaduti» e poi che «non pare che in ordine alla ricostruzione degli ultimi giorni di vita del giornalista» De Mauro «si sia potuti andare oltre a ciò che altamente probabile oppure che è verosimile che sia accaduto», i giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno semplicemente inteso rimarcare l’assenza di certezze, requisito per emettere una sentenza di condanna in sede penale. Per altri versi, però, un attestato giudiziario di “alta probabilità” costituisce un buon viatico per qualsivoglia storico, purché le sue tesi siano poi supportate da un adeguato compendio di documenti ed argomentazioni. Proprio quello che ha fatto Ceccato nei libri Il delitto Mattei e Delitti di mafia, depistaggi di Stato, tant’è vero che l’avv. Verzotto non ha rinvenuto alcun appiglio per presentare l’ennesima querela contro di lui. Se poi si considera che sulla stessa vicenda la Corte di Cassazione ha espresso un parere di “plausibilità” e che il Consiglio Superiore della magistratura ha cestinato tutti i suoi ricorsi, le affermazioni dell’avv. Verzotto risultano campate per aria.

>> Nel processo di secondo grado “la figura di Graziano Verzotto sparisce completamente”.

Ovvio, perché nel frattempo l’ex senatore era deceduto e nei paesi civili i giudici non processano le persone defunte. 

>> Graziano Verzotto non è il personaggio corrotto e manipolatore” descritto da Ceccato.

Veramente da quello che a suo tempo è stato pubblicato dalla stampa o dai saggi di Ceccato la figura di Graziano Verzotto si presta ad essere additata a simbolo della mala politica negli anni della Prima Repubblica. Ovviamente l’avv. Verzotto tace della condanna per peculato in tre gradi di giudizio rimediata dal fratello, la stroncatura del suo operato in Sicilia da parte dei suoi stessi compagni di partito (a partire dalle severe espressioni usate nei suoi confronti dal sen. padovano Luigi Carraro nella relazione di maggioranza della prima Commissione Antimafia), la sua espulsione dalla DC da parte di Fanfani ed una latitanza in Libano e in Francia protrattasi per sedici anni proprio per sottrarsi alla giustizia italiana o ai rischi di uccisione in carcere (prospettiva confermata dall’interessato e che, al pari dell’operazione ricattatoria impostata nel 1970 e di quelle ventilate nel 1975, evoca retroscena ben più inquietanti dell’illecita appropriazione di qualche decina di milioni di lire di denaro pubblico).  

>> Testimonianza di Tony Zermo, giornalista de “La Sicilia” di Catania.

In una precedente occasione (l’intervista a Graziano Verzotto del 10 febbraio 2003) Tony Zermo aveva scritto che “qualche sospetto” sulla morte di Mattei “Verzotto se lo trascina, perché se è vero, come dice Buscetta, che l’aereo di Mattei fu sabotato da mafiosi mandati dal boss di Riesi Beppe di Cristina, proprio Di Cristina era stato assunto da Verzotto alla Sochimisi, società satellite dell’EMS”. E, a commento di questa sua intervista, qualcuno che nel 1962 aveva incontrato Mattei poche ore prima che il suo aereo precipitasse a Bascapé ha rimproverato a Tony Zermo di aver recepito acriticamente una risposta “più che inesatta, falsa” di Graziano, aggiungendo di  considerare “davvero inquietante il fatto che Di Cristina fosse buon amico e compare di Verzotto”, senza “sottacere il fatto che, nell’ultimo periodo, negli ambienti DC Verzotto veniva considerato un elemento molto capace, capacissimo, capace di tutto”. Parole davvero inquietanti. [cfr. “Intervista al presidente del Lion Club di Enna nel 50° anniversario della morte di Enrico Mattei”. Fonte web:  StartNews.it 27/10/2012  – NB: si tratta di Antonio Alerci, nel 2012 presidente del Lion Club di Enna] 

>> Testimonianza del senatore Salvo Fleres.

Attribuire un valore storico al panegirico di un politico che, oltre a spacciare le sue memorie per “un libro di storia”, ha definito Graziano Verzotto uno “statista” che pensava “alle prossime generazioni” anziché “alle prossime elezioni”, significa non possedere alcun senso del ridicolo. Quanto a Fleres, si tratta dell’ex senatore catanese di Forza Italia che conobbe il suo momento di gloria nel 2009, quando presentò un “emendamento” alle legge finanziaria che estendeva il controverso “scudo fiscale” anche “ai reati tribunali e alle violazioni contabili, compreso il falso in bilancio” (da Wikipedia).

>> I “giudici della Corte d’Assise di Palermo” e Ceccato “si approcciarono con fortissimo pregiudizio all’ex esponente democristiano” Graziano Verzotto.

Se non si portano prove, le accuse di acrimonia rivolte ai giudici di Palermo sembrano dettate più che altro dal risentimento per una sentenza invisa. Per quanto riguarda Ceccato, la smentita sta nei fatti perché, prima di pronunciarsi sul suo passato politico, ha provveduto fin dall’inizio (1995) ad acquisire il punto di vista dell’ex senatore tramite interviste protrattesi per decine e decine di ore e molta della documentazione in suo possesso. Basta poi leggere la Prefazione del volume Resistenza e normalizzazione nell’alta Padovana – uscito nel 1999 grazie ad un contributo finanziario erogato dallo stesso Graziano – per convincersi come, al contrario, il suo intento iniziale fosse quello di rivalutare il suo operato partigiano e difendere l’Insurrezione, ambedue demonizzati dalla gente di paese. Solo a partire dal 2004 e dal volume Patrioti contro partigiani, il suo approccio è diventato più critico, ma ciò è dipeso dalla nuova documentazione reperita. Giudicare e persino modificare le proprie valutazioni in base ai documenti reperiti è proprio quello che fanno gli storici scrupolosi e privi di pregiudizi.

 >> A proposito delle recensioni negative sulla produzione storiografica di Ceccato.

Fanno parte nella dialettica democratica. Però un critico equilibrato dovrebbe dar conto anche delle recensioni positive, per cui l’avv. Verzotto farebbe bene a leggersi, tra le tante altre, le valutazioni di Federico Francioni per il libro Giangiacomo Feltrinelli. Un omicidio politico di Ceccato (http://www.fondazionesardinia.eu) e quelle di Silvestro Livolsi per Il delitto Mattei (Il caso Mattei. Nuove prove sulle responsabilità Usa), quest’ultima pubblicata proprio sul periodico (A-Rivista anarchica n. 438 del novembre 2019) che aveva ospitato la stroncatura del trio Ferrari-Maltini-Recchi.

E’ pur vero che quando ha pubblicato L’infiltrato (2013) Ceccato non aveva ancora messo bene a fuoco la personalità criminale di Berardino Andreola, il fascista romano che nel 1975 tentò di sequestrare e zittire per sempre un Graziano Verzotto che ricattava i compagni di partito con la minaccia di rivelare segreti di Stato (cioè i retroscena della morte di Mattei e De Mauro). In compenso la pretesa di Ferrari-Maltini-Recchi di negare l’infiltrazione fascista o poliziesca nel movimento anarchico si scontra con l’evidenza di personaggi come Mario Merlino, Nino Sottosanti o Salvatore Ippolito. A riprova, comunque, che neanche quel suo testo era «di genere fantastico», nel suo libro sull’assassinio di Giangiacomo Feltrinelli, pubblicato nel 2018 – e che reca la prefazione di Guido Salvini, il magistrato  considerato il massimo esperto delle “cosiddette stragi di Stato” –  Ceccato ha identificato l’infiltrato Andreola con il responsabile del tragico scoppio di Segrate, che il 14 marzo 1972 tolse la vita al celebre editore. Il tempo e il dibattito storiografico ci diranno se ha risolto o meno un «mistero» della recente storia italiana, ma in tre anni nessuno ha osato contestare le sue tesi.

>> Nel volume L’infiltrato Ceccato avrebbe lasciato “intendere che Graziano Verzotto fosse imputato nel  procedimento” De Mauro.

Falso. Scrivendo a p. 18 del citato volume che la «sentenza emessa il 10 giugno 2011» dai giudici della Corte Assise di Palermo «assolveva Totò Riina dall’accusa di essere responsabile» del delitto De Mauro, Ceccato faceva chiaramente intendere che l’imputato nel processo era proprio il boss di Alcamo.

>> “Invece lo stesso [Graziano Verzotto] non era nemmeno indagato”.

Vero. Ma il fatto che, nel corso delle indagini, egli abbia preso il posto di Totò Riina al vertice dei sospetti dei giudici della Corte d’Assise di Palermo costituisce un dato oltremodo significativo.

>> Ceccato ha omesso “di informare il lettore della non definitività della sentenza” del 2011.

Il fatto di averla attribuita ad una Corte d’Assise la qualificava automaticamente come  pronunciamento di primo grado (peraltro l’unico disponibile nel 2013, data di  uscita del volume L’infiltrato, dacché le sentenze di Appello e di Cassazione furono emesse nel 2014 e nel 2015).   

>> “Lo scrivente ritiene che la sentenza del Tribunale di Padova sia chiaramente e adeguatamente motivata”.

Dimostrandosi garantista a senso unico, l’avv. Verzotto sembra dimenticare che quella emessa dal dr. Marani è una sentenza di primo grado e che contro di essa Ceccato ha interposto appello. Saranno i successivi gradi di giudizio, ma più ancora la storiografia e il tempo a dirci se, sulle  vicende Mattei e De Mauro, faranno testo la sentenza del dr. Marani e le tesi negazioniste dell’avv. Luigi Verzotto o le ricostruzioni proposte dai giudici della Corte d’Assise di Palermo e da Ceccato. Il fatto che queste ultime figurino adeguatamente argomentate nei libri pubblicati dallo storico camposampierese nel 2017, 2019 e 2020 e legittimamente in circolazione – perché non contestati da nessuno, nemmeno dall’avv. Luigi Verzotto, così sollecito a querelare a dritta e a manca – fa pensare ad una giustizia spesso prigioniera di criteri di valutazione nominalistici. In altre parole probabilmente Ceccato sarebbe stato assolto anche dal giudice Luca Marani se nel 2016 avesse indicato Graziano Verzotto come “implicato” o “pesantemente coinvolto”, anziché “complice”, nei delitti Mattei e De Mauro. Però un Paese in cui vent’anni di ricerca storica gratuita e disinteressata  rischiano di essere vanificati dalla colpa di aver definito “zuppa” quello che era “pan bagnato” è destinato a patire ancora per molto un furto di verità storica su pagine importanti del suo recente passato.

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