Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 182

L’anno 1945 il giorno 27 del mese di luglio in Padova (…) E’ comparso Mazzon Bruno fu Gino di anni 35 nato a Padova, detenuto nella casa di Pena. D.R. Premetto che io ero stato messo alle dirette dipendenze del Di Velo il quale, a sua volta, dipendeva dal Comando tedesco. Premetto ancora che le mie dichiarazioni, escluse l’ultima, rese a Cittadella, corrispondono a verità. Richiamandomi all’ultima dichiarazione resa a Cittadella preciso che è mia convinzione che a denunciare ai Tedeschi il maestro Zurlo per Todeschini il quale prese me stesso in inganno. Invero una volta, anzi per due volte il Trevisan mi disse che lo Zurlo gli aveva chiesto delle somme per il Comitato di Liberazione. Fu allora mia cura di far avvertire lo Zurlo di stare in guardia da un eventuale arresto, per cui quando parlai dello Zurlo con Todeschini (ora deceduto) e questi mi domandò se sapevo che lo Zurlo andava in cerca di denari per il Comitato di Liberazione, ebbe la mia conferma. D’onde la delazione e il suo arresto. D.R. Confermo che il Di Velo si appartò con il Trevisan, il giorno della nostra visita nella sua distilleria. Non è vero che io invitai il Trevisan a dire in presenza di Di Velo e due sergenti tedeschi cosa sapesse dello Zurlo. D.R. Io ebbi un fucile dal Di Velo perché me lo aveva promesso tempo innanzi. L.C.S. Mazzon Bruno Prima di allontanarsi il teste aggiunge: Mi richiamo al memoriale scritto che vidicetto (?) e che confermo integralmente L.C.S. Mazzon Bruno

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