Sentenza n. 459 della Corte d’Assise Straordinaria

(Da Gabriele Coltro, I crimini di Salò. Venti mesi di delitti della Repubblica Sociale nelle sentenze della Corte d’assise straordinaria di Padova, goWare edizioni, 2020)

Sentenza n. 459 del 13 febbraio 1947, presidente Orazio Di Mascio, giudice a latere Adolfo Martino, giudici popolari Giovanni Mezzalira, Alessandro Menegoni, Enrico Minicelli, Carlo Baraldi, Riccardo Baratello, pubblico ministero avv. Dino Sequi, cancelliere Attilio Babolin

RINALDI ANTONIO, fu Giuseppe e di Scarpati Gemma, nato a Napoli l’1.07.1917

imputato

A) di collaborazione col tedesco invasore (art. 1 Dll 22.04.1945 n. 142 in relazione all’art. 5 Dll 27.07.1944 n. 159 e art. 58 Cpmg) per avere quale appartenente alla Gnr, il 18.10.1944 in Monselice, favorito i disegni politici del nemico e menomato la fedeltà dei cittadini verso lo Stato italiano, rastrellando Temporin Angelberto, Sirok Antonio, Scarparo Enrico e Gino, Bottaro Leonida, i quali tutti ad eccezione di Scarparo Enrico furono unitamente ad altri garibaldini di Monselice deportati in Germania, e arbitrariamente perquisito le abitazioni di alcuni di loro;

B) di rapina continuata (artt. 628, 81 Cp) per essersi, in Monselice il 18.10.1944 e il 30.05.1944, essendo armato ed insieme ad altri, con violenza e minaccia alle persone, impossessato di un apparecchio radio a cinque valvole in danno di Temporin Cesare, nonché di diversi altri oggetti del valore di 125.000 lire in danno di Bernardini Antonio;

C) di sequestro di persona continuato (artt. 605, 81 Cp) per avere in Monselice il 18.10.1944 privato della libertà personale Temporin Angelberto, Sirok Antonio, Scarparo Enrico e Gino, Bottaro Leonida;

D) di concorso in lesioni personali (artt. 582, 81, 61 n. 5, 110 Cp) per avere con percosse, sevizie e applicazioni di corrente elettrica prodotto ad Alfio Rossi, Sattin Bruno, Bregolin Primo lesioni cui conseguì uno stato di malattia per un periodo superiore ai dieci giorni, profittando di circostanze di tempo e luogo tali da ostacolare la pubblica e privata difesa.

(omissis)

Piena e convincente è stata la prova emersa in dibattimento, come già in istruttoria, relativamente agli altri reati imputati al Rinaldi. Nessun dubbio che il Rinaldi in concorso con altri militi abbia tratto in arresto Temporin Angelberto, non più tornato dalla Germania ove fu deportato, Bottaro Leonida, anch’esso deportato e rientrato dalla Germania dopo la Liberazione; che abbia preso parte al rastrellamento operato in Monselice il 18.10.1944 nel quale furono catturati trenta partigiani appartenenti alla Brigata Garibaldi, che furono quasi tutti deportati in Germania e dei quali sei [in realtà furono otto, NdA] non hanno fatto più ritorno. Che lo stesso Rinaldi infine si sia reso colpevole di lesioni ai danni di Alfio Rossi, Sattin Bruno, Bregolin Primo, risulta dalle testimonianze degli stessi Sattin Bruno e Bregolin Primo. Il Sattin ha deposto con giuramento che, dopo essere stato arrestato, fu interrogato dal Rinaldi e da Cursio [il maresciallo Raffaele Cursio, NdA] che gli legarono le mani dietro al dorso e per indurlo a fare rivelazioni sul movimento partigiano lo percossero con un bastone e un nervo di bue, col calcio del moschetto, applicandogli infine la corrente elettrica fino a fargli perdere i sensi; che l’interrogatorio continuato con tali maltrattamenti durò circa tre quarti d’ora. Il Bregolin, rastrellato nel marzo 1944 dal Rinaldi e da vari militi una prima volta, fu tratto in arresto una seconda volta il 26 giugno 1944 dal Rinaldi e dal Cursio che lo colpirono con pugni, con pedate e con una frusta, e così gravemente che il suo viso perdeva sangue, e alcune donne gli lavarono il viso che sanguinava. Date tali risultanze la Corte ha ritenuto che i maltrattamenti usati durante gli interrogatori, specialmente al Sattin, concretano il concetto di quelle sevizie particolarmente efferate che sono una causa ostativa all’applicazione dell’amnistia. Ha però ritenuto che così il reato di sequestro di persona come quello di lesioni debbano considerarsi come elementi costitutivi del delitto di collaborazione e quindi in esso assorbiti; in quanto l’attività spiegata dal Rinaldi nel compiere tali fatti era diretta a menomare l’efficacia del movimento cospirativo sia con la cattura di partigiani, sia con l’obbligare i catturati mediante sevizie a fare rivelazioni sui nomi degli appartenenti al movimento, sul nascondiglio di armi, sulle operazioni progettate dai partigiani, allo scopo di aiutare il nemico nel conseguimento dei suoi fini politici […].

PQM Modificata la rubrica nel senso che nel delitto di collaborazione rimangono assorbite le altre imputazioni di sequestro di persona e di lesioni, dichiara Rinaldi Antonio colpevole del delitto di collaborazione col tedesco invasore e lo condanna alla pena di anni 12 di reclusione con le conseguenze di legge e al pagamento delle spese processuali. Ordina la confisca di un terzo del patrimonio. Dichiara condonati 5 anni della pena come sopra inflitta. Lo assolve dall’imputazione di rapina continuata per insufficienza di prove.

13.01.1948 – la Cassazione applica l’amnistia

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