Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 869, fasc. sentenza n. 459 su Rinaldi Antonio, foglio 112

AVANTI LA CORTE DI CASSAZIONE (Presentato oggi 3/3/47) MOTIVI a sostegno del ricorso presentato da RINALDI ANTONIO fu Giusepe avverso la sentenza 13 febbraio 1947 della Corte D’Assise Sezione speciale di Padova, con la quale lo si dichiarava colpevole del delitto di collaborazione col tedesco invasore e lo si condannava alla pena di anni 12 di reclusione, dei quali 5 condonati, oltre al pagamento dele spese processuali e alla confisca di un terzo del patrimonio. MOTIVO PRIMO Violazione degli artt. 524 n. 1 e 152 cod. proc. Pen. In relazione all’art. 3 del decreto presidenziale 22 giugno 1946 n. 4. Mancata applicazione di amnistia in fattispecie non concretante la condizione ostativa prevista di “Sevizie particolarmente efferate”. Anche ammesso, il che si nega recisamente, che i fatti, denunciati nella deposizione di Sattin Bruno, debbano attribuirsi all’imputato Rinaldi, essi non concretano gli estremi di “sevizie particolarmente efferate” richiesto dall’art. 3 del decreto di amnistia sopra indicato quale condizione ostativa all’applicabilità del provvedimento di clemenza. Per sevizie particolarmente efferate in vero si debbono intendere i supplizi e le strazianti torture, quali le fustigazioni a sangue protratte sino a provocare la perdita dei sensi della vittima, il conficcamento dei spilli sotto le unghie delle dita delle mani, le bruciature dei piedi e dei polpacci con ferri roventi (cassaz., sez. 2^, 30/8/1946, Serra) o l’introduzione nell’orificio anale di olio di senape allo scopo di costringere i detenuti a parlare (Cassaz. Sez. 2^, Botta). Ma nella specie nulla di ciò. MOTIVO SECONDO Violazione degli art. 524 nr. 1, 144, 358, 450, 475 e 479 Cod. Proc. Pen. E 110 = 114 cod. pen. In relazione all’art. 3 del decreto presidenziale 22 giugno 1946 nr. 4 e 58 cod. pen. Militare di guerra. Omesso accertamento e motivazione della partecipazione del Rinaldi nei fatti di sevizie imputatigli e mancata audizione di testi regolarmente citati. La Corte ha omesso di accertare, il che era importantissimo in causa, il grado della partecipazione eventuale avuta dal Rinaldi nei fatti di sevizie a lui imputati. Gli accusatori hanno infatti deposto che le sevizie venivano inferte dal Maresciallo Curzio, presente anche il Rinaldi. E’ risultato anzi l’esistenza di un contrasto fra questi due ultimi, perché, ha detto Sattin Bruno, “il Rinaldi avrebbe voluto essere lui il mio seviziatore”. Da cui si può dedurre che il seviziatore era il Curzio. Su questo punto importantissimo la Corte ha omesso di portare il suo esame dal quale si sarebbe potuto accertare: a) la mancanza dei presupposti della condizione ostativa all’applicabilità dell’amnistia; b) quanto meno il riconoscimento d/gavore (?) dell’imputato della speciale diminuente dell’art. 1314 cod. pen.; c) se non addirittura la inesistenza del reato per mancanza di partecipazione attiva nel reato medesimo. Come infatti ha insegnato codesta Corte (sent. 23 luglio 1945, Valori; Snt. 31 ottobre 1945, Bossi; sent. 2 novembre 1945, Casertelli) bisogna nettamente distinguere nei casi di complicità la effettiva partecipazione ed il grado di essa. IN ogni caso la difesa ha insistito per la audizione di due testi a discarico su circostanze indubbiamente influenti nella causa. Il teste Duranti, capo Partigiano di Monselice, avrebbe indubbiamente, con la sua autorevole testimonianza, potuto chiarire la posizione esatta dell’imputato nei riguardi del collaborazionismo imputatogli; quanto meno si sarebbe potuto concretare la diminuente dell’art. 114 cod. pen., se non addirittura una discriminante. Il teste dott. Minorello avrebbe potuto chiarire alla Corte se, in relazione alle condizioni di salute dell’imputato, egli avesse potuto svolgere una attività comunque delittuosa, e, se mai, entro quali limiti. MOTIVO TERZO Violazione degli artt. 524, n. 1, 483 e 475 n. 3 cod. proc. Pen. In relazione all’art. 58 c.p.m.g. omesso accertamento della qualifica di Patrioti degli accusatori seviziati e dei motivi delle imputate sevizie. La Corte ha omesso di accertare questo punto essenziale del dibattito che forma il presupposto del reato di collaborazionismo. Il Sattin infatti non sarebbe stato un patriota bensì un ricercato per delitti comuni. Si chiede la cassaz. Della sent. Ed il rinvio ad altra corte. La difesa si riserva di sviluppare i motivi in apposita memoria, aggiungerne altri in termine e presentare nuovi documenti. Padova 1 marzo 1947

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