Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 78

Al Comitato di Liberazione Nazionale di Cittadella. Sono venuto a conoscenza che un certo Trevisan di Padova (detto Mattonella) e un certo Mazzon Bruno che era sfollato a San Giorgio in Bosco, sono stati tradotti a Cittadella per essere interrogati sul loro passato politico e morale in questo paese. Affinché la loro personalità venga meglio definita, credo opportuno riferire una scena svoltasi all’albergo Roma, scena che mi cagionò una certa apprensione. Erano forse gli ultimi giorni di ottobre o i primi di novembre dell’anno scorso ’44, quando, intorno alle ore 16,30, mi sono recato all’albergo Roma per prendere un caffè. Mentre lo stavo sorseggiando, in piedi, al banco, mi si avvicinò con evidenti intenzioni provocative il Trevisan. Tra lui ed il Mazzon da una parte e il sottoscritto dall’altra, avvenne il seguente scambio di parole: Trevisan: perché non si è iscritto al fascio repubblicano? Mattiello: perché non la penso come i fascisti repubblicani. Trevisan: questo lo sappiamo da un pezzo e ne teniamo conto. Però ci vuole un bel coraggio per un segretario politico tradire il partito e il duce! Mattiello: Lei non può impedirmi che io pensi con la mia testa, né può darmi lezioni di coraggio, perché oggi, con quello che avviene per opera vostra, ci vuole più coraggio a essere fuori del partito che dentro. Trevisan: Un bel coraggio ha avuto! La sua è una vigliaccheria bella e buona. (E rivolgendomi al Mazzon soggiunse Vedi? Questo qui era segretario politico di Cittadella prima del 25 luglio, poi è diventato badogliano, antifascista e inglese. Mazzon: Domandagli se ha paura del fumo, un po’ di fumo, sai, potrebbe giovargli (e, con un gesto intimidatorio che forse fu visto anche dai presenti, però la mano alla tasca posteriore dei calzoni). Trevisan (di nuovo rivolgendosi a me): Si vergogni della sua vigliaccheria! Badogliano! Inglese! Un buon ricordo le starebbe bene. Mattiello: Io non sono vigliacco e la patria la servo certamente meglio di lei. Delle mie azioni non ho nessun motivo di vergognarmi. E’ meglio piuttosto che lei misuri le parole e sia più prudente. Trevisan (facendosi tanto vicino fino a toccarmi e leggermente spingendomi): Anche il coraggio di provocarmi! Badogliano! Inglese! Mazzon (parlando contemporaneamente a Trevisan): Un po’ di fumo, un po’ di fumo ci vuole. Mattiello (rivolto al Trevisan): non sono io che provoco lei, ma è lei che mi offende e mi provoca. Quindi, vedendo che le cose prendevano una brutta piega per me, temendo il peggio, cercai di sottrarmi alle provocazioni, implicai la porta – a stento perché il Trevisan tentava di impedirmi il passo – e mi allontanai, mentre dietro di me sentivo ancora la voce del Trevisan che ripeteva: – Un buon ricordo ci vuole. Badogliano! Inglese! La cameriera dell’albergo Roma ha sentito da vicino dalla prima all’ultima battuta; il signor Attilio Signori ha pure assistito dal suo posto presto lo scrittoio. Pure presenti sono stati: il patriota Castellan Giorgio e il giovane Visentin Alberto. Quanto sopra credo doveroso far presente a codesto Comitato per la verità. Cittadella, 4 giugno 1945 prof. Francesco Mattiello”

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