Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 868, fasc. sentenza n. 448 su Marzon Bruno et al., f.s., foglio 203

L’anno 1945 il giorno 6 del mese di Agosto in Padova (…) E’ comparso Trevisani Alfredo fu Alessandro di anni 47 nato a Cittadella – ivi domiciliato. D.R. Il 4 o 5 novembre 1944 o meglio il 15 settembre 1944, venne da me Benella Antonio di Cittadella per domandarmi una oblazione a favore di quelli che lottavano per la liberazione. Conosco il Benella quale facente parte del movimento cospirativo e non negai il mio contributo riservando altre sovvenzioni ove me le avesse chieste. Precedentemente avevo sovvenzionato allo stesso fine il sig. Baggio Alberto di Cittadella e ancora il sig. Franceschini Alberto per una sottoscrizione in favore dei prigionieri inglesi evasi dai campi di concentramento. Successivamente alla visita del Benella, verso l’8 o il 9 ottobre 1944 venne da me lo Zurlo che io conoscevo solo di vista, e di fama quale ex ufficiale della Milizia fascista che aveva denunciato tale Grossele Basilio detto fascetto (?) da Cittadella per aver pronunciato frasi offensive all’indirizzo di Mussolini, provocando il giudizio e la condanna dello stesso Grosse a 12 anni: credo di reclusione. Non conosceva affatto l’attività partigiana dello Zurlo. Egli mi chiese una sovvenzione per i partigiani. Poiché avevo buone ragioni per diffidare dello Zurlo, tanto più che conoscevo tutti i facenti parte dell’attività partigiana locale e mai mi era stato fatto il nome dello Zurlo, rifiutai la sua richiesta dicendogli che io non davo somme a fini politici ma solo a fini assistenziali e benefici. Lo Zurlo non insistette e si allontanò. Io non denunciai né parlai dello Zurlo a nessuno, meno ancora a Mazzon, elemento pericolosissimo dal quale avevo molte rag8ioni di temere dato anche quattro perquisizioni da parte dei tedeschi. Tengo a far presente che ben due perquisizioni furono provocate dal Mazzon perché sentito dopo il Mazzon si presentò a casa mia a chiedermi l’esito delle dette perquisizioni. E’ chiaro che il Mazzon, da buon ricattatore qual era, si aspettava che io chiedessi il suo appoggio e la sua proteazioni per carpirmi delle somme. Io mai mi prestai al suo gioco. Successivamente alla visita dello Zurlo capitò il Mazzon in casa mia il quale a bruciapelo mi disse: Lu’ ga dà schei a Zurlo? Gli risposi: Mai niente a nessuno. Se due mi vengono a chiedere soldi per fare beneficenza sono disposto a darne. Io non conosco neppure lo Zurlo, senza più insistere andò via. Poco dopo un mese, con mia grande sorpresa, lo Zurlo per arrestarlo. Dico con mia sorpresa perché ignoravo che lo Zurlo fosse un partigiano. Mai ho avuto a che fare con Rebeschini. D.R. E’ vero che una volta io andai in casa del Mazzon, o la mia visita per determinato del fatto che essendomi stata requisita una automobile dai tedeschi, che mi fu tuttavia lasciata in temporanea consegna perché non funzionava, e poiché la stessa macchina mi fu successivamente richista al Mazzon al quale feci presente l’inefficienza della macchina, avvenne che i tedeschi, o meglio la G.N.R. di Cittadella mi prestò sia il differenziale della macchina ed io mi rivolsi al Mazzon per fargli presente il fatto, affinché non ritenesse che lo avessi fatto io a bella posta ed avessi dei guai. Temevo il Mazzon che non potevo sfuggire data anche la mia notoria attività in favore dei partigiani. Tengo anche a far presente che nella prima decade di novembre 1944 venne il dott. Fabbris con il Dott. Giaretta per chiedermi dei soldi per il C.L.N. di Cittadella. Dopo qualche giorno capitò da me il Mazzon che mi disse: Avete dato danari per il C.L.N. Io negai ma egli con fare insistente replicò: Ma ne siete proprio sicuro? D.R. Non so chi abbia potuto denunciare lo Zurlo, ma non deve trascurarsi il fatto che è quanto io seppi dopo nel conto dello stesso Zurlo. Egli era un po’ chiacchierone e pieno di sé e che era anche sorvegliatissimo. Non è da escludere che sia stato lo stesso Zurlo a lascarsi sfuggire una leggerezza di essere stato da me a chiedere soldi per i partigiani. E’ chiaro che se io avessi voluto fare il delatore avrei potuto far cadere nella rete nazifascista non lo Zurlo, l’ultimo gradino della gerarchia partigiana. Ma lo stesso Avv. Sabadin, attuale prefetto di Padova di cui conoscevo il rifugio e l’attività mentre era bracato (?). Sovvenzionai anche di viveri la moglie mentre era carscista (?). Conoscevo tutti i componenti del C.L.N. di Cittadella e dei dintorni. Il comandante della Brigata Garibaldina Chiesa Giuseppe Armano. Informativo il paracadutista Gino Bos a mezzo della mia impiegata Bruna Sartori delle notizie di Radio Londra e dei movimenti delle truppe tedesche. Tutta l’organizzazione cospirativa locale e dei dintorni avrebbe potuto essere resa nota da me ai nazi-fascisti se lo avessi voluto. Ciò è la riprova non solo dell’assurdità ma anche della calunniosità dell’accusa che mi è mossa dal Mazzon. L.C.S. Alberto Trevisan.

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