Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 869, fasc. sentenza n. 459 su Rinaldi Antonio, foglio 77 e sgg.

Sentenza n. 459 del 13 febbraio 1947, presidente Orazio Di Mascio, giudice a latere Adolfo Martino, giudici popolari Giovanni Mezzalira, Alessandro Menegoni, Enrico Minicelli, Carlo Baraldi, Riccardo Baratello, pubblico ministero avv. Dino Sequi, cancelliere Attilio Babolin

RINALDI ANTONIO, fu Giuseppe e di Scarpati Gemma, nato a Napoli l’1.07.1917

imputato

A) di collaborazione col tedesco invasore (art. 1 Dll 22.04.1945 n. 142 in relazione all’art. 5 Dll 27.07.1944 n. 159 e art. 58 Cpmg) per avere quale appartenente alla Gnr, il 18.10.1944 in Monselice, favorito i disegni politici del nemico e menomato la fedeltà dei cittadini verso lo Stato italiano, rastrellando Temporin Angelberto, Sirok Antonio, Scarparo Enrico e Gino, Bottaro Leonida, i quali tutti ad eccezione di Scarparo Enrico furono unitamente ad altri garibaldini di Monselice deportati in Germania, e arbitrariamente perquisito le abitazioni di alcuni di loro;

B) di rapina continuata (artt. 628, 81 Cp) per essersi, in Monselice il 18.10.1944 e il 30.05.1944, essendo armato ed insieme ad altri, con violenza e minaccia alle persone, impossessato di un apparecchio radio a cinque valvole in danno di Temporin Cesare, nonché di diversi altri oggetti del valore di 125.000 lire in danno di Bernardini Antonio;

C) di sequestro di persona continuato (artt. 605, 81 Cp) per avere in Monselice il 18.10.1944 privato della libertà personale Temporin Angelberto, Sirok Antonio, Scarparo Enrico e Gino, Bottaro Leonida;

D) di concorso in lesioni personali (artt. 582, 81, 61 n. 5, 110 Cp) per avere con percosse, sevizie e applicazioni di corrente elettrica prodotto ad Alfio Rossi, Sattin Bruno, Bregolin Primo lesioni cui conseguì uno stato di malattia per un periodo superiore ai dieci giorni, profittando di circostanze di tempo e luogo tali da ostacolare la pubblica e privata difesa.

FATTO E DIRITTO Rinaldi Antonio, dopo sommaria istruttoria ed a seguito della richiesta di citazione del P.M. veniva rinviato a giudizio di Questa Sezione Speciale di Corte di Assise per rispondere dei delitti ascrittigli in rubrica. All’esito del dibattimento odierno il P.M. concludeva ritenersi i delitti di lesione e di sequestro di persona assorbiti in quello di collaborazione e condannarsi il Rinaldi a 10 anni di reclusione per la collaborazione e ad anni 5 pel delitto di rapina. La difesa concludeva in via pregiudiziale perché si rinviasse il dibattimento per l’audizione del teste citato e non comparso dr. Minorelli e in merito escluso il delitto di rapina, dichiararsi estinto il delitto di collaborazione per amnistia assorbito in tale delitto le altre imputazioni di sequestro di persona e lesioni volontarie. La Corte, anche agli effetti della pregiudiziale richiesta dalla difesa ha preso anzitutto in esame al imputazione di rapina ascritta all’imputato; tale delitto con l’aggravante della continuazione si sarebbe perpetrato, secondo l’accusa con esportazione da parte del Rinaldi e militi della G.N.R. da lui dipendenti, di una radio in danno di Temporin Cesare e di oggetti di vestiario biancheria ed altro pel valore di L. 125.000 in danno di Bernardini Antonio. Osserva la Corte che sufficienti prove di colpevolezza del Rinaldi in ordine alle due rapine non sono emerse nel dibattimento. Quanto infatti alla asportazione della radio, la stessa parte lesi TEmporin ha riconosciuto per vero quanto affermò l’imputato a sua discolpa; e cioè che quando egli perquisì con militi alla sua dipendenza il suo domicilio allo scopo di rintracciare delle armi avendo trovato la radio con l’indice della trasmissione sulla stazione di Londra, disse: “dovrei sequestrarla” ma poi la lasciò e che soltanto alcuni giorni dopo alcuni militi si presentarono e la portarono via. Il Temporin di fronte alla negativa dell’imputato dichiarò che egli effettivamente non era in grado di affermare che la radio fosse stata asportata per ordine del Rinaldi o di altri. Quanto all’altra rapina in danno del Beranrdini, è risultato per dichiarazione di questi, della madre Fortin Virginia, delle sorelle Biziak Albina e Felca che effettivamente il 30 Maggio 1944 da vari militi della brigata nera fu perquisita e depredata la casa del Bernardini, perché costui aveva ospitato un prigioniero inglese evaso. Ma mentre lo stesso Bernardini che durante tale operazione era fuggiasco e la madre di lui Fortin Virginia che era in casa per lo spavento dichiara non aver notato le persone che presero parte al saccheggio, hanno entrambi affermato di non poter dire se il Rinaldi si trovasse o meno presente a quella operazione, le due sorelle Biziak Alvina e Felca hanno affermato di aver visto con gli altri militi in divisa anche il Rinaldi, vicino alla casa del Temporin, mentre un camion sopraggiunto caricava e poi trasportava altrove tutto che era stato rapinato in casa del Bernardini. Il Rinaldi aveva dedotto a discarico il teste Dr. Minorelli di Monselice che, secondo lui lo aveva curato in quell’epoca e cioè dall’Aprile al Giugno, di una bile norragia (?) complicata con orchite, per dimenticare che non era in condizione di partecipare all’operazione; ed ha insistito sulla audizione di tal teste citato e non comparso. La Corte però ha ritenuto che anche se in tal senso potesse deporre il teste, non potrebbe mai per tale deposizione concludersi tassativamente la possibilità della partecipazione del Rinaldi all’operazione dato che la malattia di cui il Rinaldi sarebbe stato affetto non gli impediva in modo assoluto di portarsi con gli altri alla casa del Bernardini poco distante dalla caserma di Monselice. Sotto tale aspetto non ritiene opportuno il rinvio del dibattimento per l’audizione del teste Minorelli. Piuttosto in vista della recisa negativa del Rinaldi, e delle dichiarazioni delle parti lese, la Corte ha ritenuto che le deposizioni delle sorelle Biziak, per quanto certamente rese in buona fede possano essere frutto di errore. Non può infatti prescindersi dal rilievo che le due sorelle, come esse stesse hanno affermato quando fu consumata la rapina in danno del Bernardini osservavano la scena stando presso il casello ferroviario del padre che dista circa cinquecento metri dalla casa del Bernardini e che fra i militi vi erano vari ufficiali (Rossati e Cattani) Data la distanza e dato che tutti i militi erano in divisa e che quindi possibile era un equivoco nell’identificare gli stessi, la Corte non ritiene pienamente decisiva la deposizione delle due sorelle Biziak, ed ha perciò creduto di dovere assolvere il Rinaldi dalla imputazione di rapina per insufficienza di prove. Viceversa, malgrado la negativa dello imputato, piena e convincente è stata la prova emersa in dibattimento, come già in istruttoria, relativamente agli altri reati imputati al Rinaldi. Nessun dubbio che il Rinaldi in concorso con altri militi abbia tratto in arresto Temporin Agelberto, non più tornato dalla Germania ove fu deportato (teste Temporin Cesare fol. 7 e 41) Bottaro Leonida anch’esso deportato e dopo la liberazione rientrato dalla Germania (teste Bottare fol. 8 e 41); che abbia preso parte al rastrellamento operato in Monselice il 18/10/1944 nel quale furono catturati 30 partigiani appartenenti alla brigata Garibaldi che furono quasi tutti deportati in Germania e dei quali sei non hanno fatto più ritorno (teste Sirok Antonio fol. 41 e 9, Scarparo Enrico, fol. 41 teste Bottaro, già citato) che lo stesso Rinaldi infine si era reso colpevole di lesioni come al capo d’imputazione in danno di Alfio Rossi, Sattin Bruno (fol. 20 e verb. Dibatt.) e del Bregolin Primo (fol. 12 e verb. Dibatt.). Il Sattin ha deposto con giuramento che dopo essere stato arrestato fu interrogato dal Rinaldi e da certo Curzio (già processato e condannato da questa stessa sezione di Corte) che gli legarono le mani dietro al dorso e per indurlo a fare rivelazioni sul movimento partigiano, lo percossero con un bastone ed un nervo di bue, col calcio del moschetto, applicandogli infine la corrente elettrica fino a fargli perdere i sensi e che l’interrogatorio continuato con tali maltrattamenti durò circa tre quarti di ora. Il Bregolin Primo rastrellato nel marzo 1944 dal Rinaldi e da vari militi una prima volta fu, come ha confermato in udienza, tratto in arresto una seconda volta il 26 Giugno 1944 dal Rinaldi e dal Cursio che lo colpirono con pugni con pedate e con frusta, e così gravemente che il suo viso perdeva sangue e alcune donne gli lavarono il viso che sanguinava. Date tali risultanze la Corte ha ritenuto non solo provate le accuse di sequestro di persona e di lesioni ascritte al Rinaldi, ma ha ritenuto che i maltrattamenti usati durante gli interrogatori specialmente al Sattin Bruno, concretano il concetto di quelle sevizie particolarmente efferate che secondo il disposto dell’art. 3 del D. Presidenziale di Amnistia, sono una causa ostativa ala applicazione del beneficio. Ha però ritenuto, secondo la richiesta analoga del P.M. che così il resto di sequestro di persona, come quello di lesioni debbano considerarsi come elementi costitutivi del delitto di collaborazione e quindi in esso assorbiti; in quanto l’attività spiegata dal Rinaldi nel compiere tali fatti era diretta a menomare l’efficacia del movimento cospirativo sia con la cattura di partigiani, sia con l’obbligare i catturati mediante sevizie a fare rivelazioni sui nomi degli appartenenti al movimento, sul nascondiglio di armi, sulle operazioni progettate dai partigiani allo scopo di aiutare il nemico al conseguimento dei suoi fini politici, come accusa ha contestato al Rinaldi nel numero 1 del capo di imputazione. Occorre quindi affermare la colpevolezza del Rinaldi in ordine al delitto di collaborazione col tedesco invasore; e la Corte in considerazione dell’animo brutale e violento del Rinaldi rivelato negli episodi sopra narrati ha ritenuto equa pena da applicare quella di anni 12 di reclusione. Non ritiene la Corte di poter concedere al Rinaldi le circostanze attenuanti; in quanto, mentre risulta dagli atti che egli rivestiva un grado, e cioè quello di brigadiere nella G.N.R., nessuna circostanza è emersa in dibattimento a lui favorevole che possa giustificare la concessione del beneficio. Il Rinaldi deve però beneficiare di 5 anni di condono a sensi dell’art. 9 del citato D.P. Con la condanna pel delitto di collaborazione deve provvedersi anche alla confisca del patrimonio del Rinaldi che può limitarsi ad un terzo dei beni.

[…].

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