Archivio di Stato di Padova, Corte d’Assise Straordinaria, b. 866, fasc. sentenza n. 445 su Cursio Raffaele e Callegaro Primo, foglio 175

AL PROCURATORE DELLA CORTE STRAORDINARIA D’ASSISE PADOVA ESPOSTO (in lapis risulta scritto “Curzio Raffaele” e “agli atti”, ndr.) Il 30 Ottobre 1944, alle ore 21/30 il Dottor Orlandini Gerolamo (Carlo) Capitano Medico e Presidente del Tribunale Partigiano del 4^ Battaglione “Falco” della Brigata Garibaldi di Padova, in seguito ad un rastrellamento tenuto da elementi delle brigate nere e S.S., fu ferito nella casa di Celadin Ernesto di Galzignano, dove era alloggiato con altri partigiani. Il 4 novembre 1944, in seguito alle gravi ferite riportate, decedeva a Torreglia, dove era stato trasportato. Nei primi tempi, fu impossibile sapere chi fu l’assassino, in seguito, il Commissario del 4^ Battaglione, Prof. Fabio Bellini, che dal Garibaldino Muraro Vaudino (Nembo) che pure fu ferito assieme al Dott. Orlandini ebbe i connotati del criminale, individuò quello che ferì il Dottore, in un certo Dacci, appartenente all’U.P.I. di Padova in via Facciolati. Correvano anche le voci, che ad operare il ferimento del Dott. Orlandini, fosse stato un certo Curzio Raffaele, maresciallo della g.r. di Monselice. Dopo la liberazione, il Bellini fu impossibilitato a svolgere le indagini per arrestare il Dacci, perché invece fu arrestato lui, per opera di certo Alfio Rossi di Monselice. Il Curzio fu consegnato immediatamente agli Alleati e inviato in campo di concentramento in Algeria. Circa un mese fa, il Curzio ritornò in Italia, e fu portato in casa di Pena a Padova. A mezzo di Bellini, che pure trovasi in casa di pena, il Curzio ci fece sapere che l’assassino del Dott. Orlandini, era il Dacci, inoltre certo Reggiani Carlo pure detenuto, già appartenente all’U.P.I. di Padova, sempre a mezzo del Bellini, ci confermò nel Dacci, l’autore del delitto. Di fronte a queste asserzioni, e per poter venir in chiaro a questa faccenda alquanto ingarbugliata, il giorno 14 aprile c.a. ci recammo a Galzignano per interrogare la famiglia Celadin. Le tre sorelle, Celadin Gemma, Lina e Bruna, che assistettero al fatto, ci assicurarono in via categorica, che ad uccidere il dottore fu il Curzio. Per scruplosità e sicurezza, chiedemmo alle Celadin i connotati che secondo loro dovevano corrispondere a quelli del Curzio, e ci dissero, che l’assassino, era di media statura, con baffetti neri, vestiva l’impermeabile chiaro e portava beretto civile con visiera. I connotati corrispondevano a quelli che fornì al Commissario del 4, il garibaldino Nembo, nella persona che detto Commissario riuscì a smascherare all’U.P.I. di Padova. Chiedemmo alle Celadin, per quale ragione, loro avevano sporto delle denuncie a carico di una persona che non conoscevano e da chi avevano sentito questo nome. Ci risposero che il nome di Curzio, lo avevano sentito, ancora nei primi nesi del 1945, da Antonio Girotto (ucciso dalla muti come ladro) il quale assicurò a loro che ad uccidere il Dottor Orlandini fu il Curzio, e questo fu a loro confermato da Alfio Rossi, da Scarparo Fedora e da certo Battaglia detto Baici, che era pure presente nella casa dei Celadin il 30 ottobre sera, e che fu arrestato). E sulle assicurazioni di questa gente, loro fecero le denuncie contro Curzio, senza neppure conoscerlo. Inoltre; le Celadin ci dissero, che nel secondo rastrellamento, e cioè quello del 31 ottobre alle ore 7/30 del mattino, in mezzo alle forze nazi-fasciste, vi era un uomo intabarrato. Alla liberazione, nei loro vari contatti con Alfio Rossi, questi ebbe a dire a loro, che l’uomo intabarrato di quel mattino, era lui, e che era stato trasportato su dalle b.n. senza conoscerne la ragione! Esponiamo due domande: Per quale motivo, le Celadin, dopo la liberazione non denunciarono quanto il Rossi confermò a loro di essere stato al rastrellamento? Per quale motivo, non domandarono a Monselice i connotati di questo Curzio prima di fare le denuncie? Per quale motivo, il Rossi e la Scarparo Fedora, assicurarono che ad uccidere l’Orlandini era stato il Curzio, mentre nessuno dei due era presente al fatto? Quel Battaglia, Garibaldino del 4 Btg., perché dopo la liberazione non si recò dal Commissario del 4^ per dire come si erano svolti i fatti la sera del 30 ottobre? Le Celadin ci dissero, che un certo De Vita, lanciò anche una bomba, ma come fecero a vedere chi la lanciò la bomba, se appena il Dottore fu colpito, loro fuggirono? Se fossero rimaste, sarebbero state ferite dalle schegge della bomba. Per quale motivo, le Celadin negano che il Garibaldino Muraro (Nembo) non era presente al fatto, mentre fu proprio il medesimo, che ancora quella sera, benché ferito, si porto al Comando, ed espose i fatti? Senza le indicazioni del Muraro, Bellini non avrebbe potuto individuare per primo il Dacci, dato che con i Celadin, non ebbe più occasione di trovarsi, né prima e né dopo la liberazione. Purtroppo Nembo è morto anche lui, Aldo pure, e abbiamo l’impressione, che si voglia salvare l’autore di un sì orrende assassinio, e mettere in mezzo chi non ha nessuna colpa in questo fatto. Chiediamo che vengano interrogati, il Bellini, il Curzio, e Reggiani, e che vengano iniziate delle ricerche, affinché l’assassino abbia la punizione che si merita. Inoltre che vengano interrogate pure le Celadin, le quali dovranno dare spiegazioni del loro contegno alquanto ambiguo. Clotilde Busatto Lina Pitarello ved. Orlandini. Via Zecchini Franco 16-Guizza= Via Guizza N°30

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